• Ecologia Sociale

Feyerabend, Kropotkin e l'anarchismo epistemologico

Aggiornato il: 4 ott 2018

Paul K- Feyerabend (1924 - 1994) L’anarchismo epistemologico


Uno fra i caratteri notevoli dell’anarchismo politico postilluministico è la sua fede nella “ragione naturale” della specie umana e il suo rispetto per la scienza. Questo rispetto è solo raramente un atteggiamento dettato dall’opportunismo: si riconosce un alleato e ci si congratula con lui per renderlo felice. Per lo più esso si fonda sulla convinzione genuina che la scienza pura non adulterata fornisca un’immagine genuina dell’uomo e del mondo e produca potenti armi ideologiche nella lotta contro l’ordine solo apparente del tempo. Oggi questa fede ingenua e quasi infantile nella scienza è messa in pericolo da due sviluppi.
Il primo sviluppo consiste nell’avvento di nuovi generi di istituzioni scientifiche. Contrariamente alla sua antecedente immediata, la scienza del tardo XX secolo ha rinunciato a tutte le sue pretese filosofiche ed è diventata un’attività economicamente importante, che plasma la mentalità di coloro che la praticano. Un buon stipendio, una buona posizione rispetto al capo e ai colleghi nella propria “unità” solo le principali ambizioni di queste formiche umane, le quali eccellono nella soluzione di piccoli problemi ma non riescono a dare un senso a tutto ciò che va oltre il loro ambito di competenza.
Le considerazioni umanitarie sono pressoché ignorate e lo stesso vale per ogni forma di progressismo che vada oltre i miglioramenti locali. I risultati più gloriosi ottenuti dalla scienza del passato sono usati non come strumenti di illuminazione ma come mezzi di intimidazione, come è emerso in alcune discussioni recenti concernenti la teoria dell’evoluzione. Se qualcuno riesce a far compiere alla scienza un grande passo avanti, gli specialisti saranno pronti a trasformare la scoperta in una clava con la quale costringere tutti gli altri a sottomettersi. Il secondo sviluppo concerne la presunta autorità dei prodotti di questa impresa sempre mutevole. Un tempo si pensava che le leggi scientifiche fossero ben stabilite e irrevocabili. Lo scienziato scopre fatti e leggi e aumenta costantemente la quantità delle conoscenze sicure e indubitabili. Oggi abbiamo riconosciuto, principalmente in conseguenza dell’opera di Mill, Mach, Boltzmann, Duhem e altri, che la scienza non può dare alcuna garanzia del genere. Le leggi scientifiche possono essere rivedute, spesso risulta che esse sono non solo localmente scorrette ma interamente sbagliate, facendo asserzioni su entità che non sono mai esistite. Ci sono rivoluzioni che non lasciano intatta una pietra, che non lasciano incontestato alcun principio. Sgradevole all’aspetto, infida nei suoi risultati, la scienza ha cessato di essere un’alleata dell’anarchico ed è diventata un problema. L’anarchico dovrebbe forse abbandonarla? Dovrebbe usarla? Che cosa dovrebbe farne? Questo è il problema. L’anarchismo epistemologico dà un risposta a questo problema. Questa risposta è in accordo con gli altri principi dell’anarchismo e rimuove gli ultimi elementi fossilizzati.
FEYERABEND P.K., Contro il Metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli Editore, Milano 2005 (prima edizione 1979) pag. 154,155.

Sono stato dal 1976 e parzialmente lo sono tuttora, un seguace di Feyerabend, per il quale però ho perso molto interesse quando qualche anno dopo ho capito l’importanza fondamentale della questione ecologica ed energetica, una problematica che Feyerabend non mi risulta abbia mai affrontato. Tutto questo, in linea di massima, può non interessare ai fisici ed infatti è principalmente indirizzato a chi è curioso dei retroscena di questo lavoro e per completare il quadro, devo fare ulteriori citazioni, questa volta riguardanti l’anarchico e scienziato-naturalista russo Petr Kropotkin.


Feyerabend, a proposito di Kropotkin scrive:

“E’ sorprendente osservare quanto di rado l’effetto ottundente delle “leggi della ragione” o della pratica scientifica sia esaminato da anarchici dichiarati. Gli anarchici dichiarati si oppongono a ogni sorta di restrizione e chiedono che all’individuo sia consentito di svilupparsi liberamente, senza l’impaccio di leggi, doveri e obblighi. Eppure essi accettano senza protestare tutte le severe norme che scienziati e logici impongono alla ricerca e a ogni tipo di attività che crei conoscenza e che modifichi la conoscenza. Di tanto in tanto le leggi del metodo scientifico, o quelle che un certo autore crede che siano le leggi del metodo scientifico, vengono addirittura integrate nell’anarchismo stesso
“Anarchismo è una concetto del mondo fondato su una spiegazione meccanica di tutti i fenomeni” scrive Kropotkin. “Il suo metodo di investigazione è quello delle scienze naturali esatte ... il metodo dell’induzione e della deduzione.” (FEYERABEND, Op. Cit., pag 18) Feyerabend ribadisce: “Anche pensatori audaci e rivoluzionari si sottomettono al giudizio della scienza. Kropotkin voleva infrangere tutte le istituzioni esitenti ma non toccò la scienza” (FEYERABEND, Op.Cit., pag. 246 ).

Feyerabend, pur individuando un tasto sensibile, travisa un po’ la questione.

Per la precisione il pensiero di Kropotkin è il seguente: Pietro Kropotkin (1842-1921) Scienza e anarchia


L’anarchia è una concezione dell’universo basata su una interpretazione meccanica dei fenomeni (meglio sarebbe dire cinetica ma è parola meno conosciuta), che abbraccia tutta la natura, ivi compresa la vita delle società. Il suo metodo è quello delle scienze naturali e in base a questo metodo ogni conclusione deve essere verificata. La sua tendenza è di fondare una filosofia sintetica, che includa tutti i fatti della natura, compresa la vita delle società umane e i loro problemi economici politici e morali;......... Il metodo induttivo-deduttivo cher noi applichiamo nelle scienze naturali si è rivelato così efficace, che negli ultimi cent’anni la scienza ha fatto progressi maggiori di quelli raggiunti nei due millenni precedenti. BERTI G.N., (a cura di) Petr Kropotkin, Scienza e Anarchia, Ed Elèuthera. Milano 1998, pag. 65, 68.

Devo ammettere che, per quanto ovviamente datata e non integralmente proponibile, questa definizione (acquisita dal sottoscritto nel 1974) esercita su di me, ancora oggi, un fascino quasi irresistibile, anche perché il pensiero di Kropotkin era denso d’intuizioni ecologiche, problematica che a Feyerabend è completamente sfuggita.

Petr Kropotkin (1842-1921), praticamente contemporaneo di Boltzmann (1844-1906), era un geografo e ha collaborato alla rivista scientifica inglese Nineteenth Century dal 1892 e per diversi anni. Certamente nei suoi scritti non s’intravvede che sia stato a conoscenza delle nuove problematiche della fisica teorica del ‘900 ed invece è chiaro che la sua è una concezione della scienza da “naturalista ottocentesco”. Infatti, era anche un convinto evoluzionista darwiniano, ma soprattutto aveva delineato intuizioni eccezionali e modernissime in economia, che definiva “fisiologia della società” e “che deve essere trattata come una scienza naturale ... per ottenere con la minore spesa di energia (con economia) i migliori risultati per l’umanità in generale” (BERTI, Op. Cit. pag 77-78 ). Non posso fare a meno di rilevare la profonda somiglianza fra le posizioni espresse da Kropotkin e il pensiero di Boltzmann

“Se mi chiedete quale sia la mia intima convinzione, se lo si debba chiamare il secolo del ferro, o del vapore o dell’elettricità, rispondo senza pensarci che si chiamerà il secolo della concezione meccanica della natura, il secolo di Darwin” BOLTZMANN L., Modelli matematici, fisica e filosofia, Bollati Boringhieri Editore, Torino 199, pag. 30

Per quanto riguarda l’enfasi di Kropotkin sul metodo induttivo-deduttivo, che peraltro rimane coerente con la sua formazione naturalista e sperimentale, ciò va anche inquadrato nella necessità di contrapposizione con l’invadenza del metodo dialettico del marxismo, teoria politica, questa, in drastica competizione con l’anarchismo.

L’orientamento generale del mio pensiero, alla ricerca spasmodica di una qualche forma, sia pure residuale, di verità e certezza, ha trovato successivamente sviluppo nella Ecologia Sociale di Murray Bookchin (1921 - 2006) e nella neuro- socio-biologia di Henri Laborit (1914 -1995). Nello specifico della fisica, il problema è evidentemente ben più complesso e articolato, caratterizzato da problematiche e “patologie epistemologiche” del tutto specifiche. Ma oggi per quanto mi riguarda, dopo 35/40 anni di incubazione, sono in grado di esporre qualche risultato, credo, di una certa utilità per uscire dal labirinto in cui ci hanno cacciato le “epistemologie del dominio” e per contribuire ad una concezione della fisica in grado di far fronte alle svolte epocali di questa fase storica della presenza umana sul pianeta; la tesi ha soprattutto questo scopo. Si può quindi capire, per esempio, quale irritazione mi provochi l’abbandono del secondo principio della termodinamica in quanto legge “certa ed oggettiva”, in nome di una formulazione probabilistica dell’entropia che è tanto utile quale “modello teorico-matematico” quanto dannosa quale “sensibilità epistemologica”.

Questo passaggio, assieme ad altre circostanze, ritengo abbia indotto una generale disattenzione ai problemi ecologico-energetici da parte della comunità dei fisici e una grave inadempienza nella trasmissione della fisica intesa come elemento fondante della struttura culturale del cittadino medio (C.P. Snow docet!) con il risultato che siamo di fronte ad una ignoranza generalizzata delle cause della crisi ecologica ed energetica che investe il Pianeta.

Affermata in premessa la “non neutralità della scienza”, la sostanza del discorso, in ultima analisi, che Feyerabend non ha colto, è questa: l’anarchismo è l’ideologia che permette di costruire una scienza il più neutrale e il meno ideologica possibile.

Questo è uno degli elementi di attualità che rimane nell’approccio Kropotkiniano, che identificava scienza ed anarchismo in quanto li riteneva entrambi alla ricerca della verità; la scienza per la sua stessa natura dovrebbe cercare la verità e l’anarchismo lo deve fare per necessità storico-politica e, diversamente dalla scienza, non può mai venir meno a questo presupposto. Quindi l'anarchismo si incontra con la scienza quando, e solo quando, essa è effettivamente alla ricerca della verità, per il resto la deve trattare diversamente fino ad attaccarla frontalmente.  L’istanza di ricongiungere il progetto socio-politico dell'anarchismo con la filosofia eco-biologica è stato raccolto, ma in modo parziale e non del tutto consapevolmente, dall’ecologia sociale di Murray Bookchin.

Oggi però siamo di fronte ad una vera e propria sfida, che può e deve essere portata alle estreme conseguenze. Da un lato il progetto sociale dell’anarchismo è indubbiamente quello più adatto a supportare una società  sostenibile, ma per realizzare una società sostenibile è necessaria una scienza adeguata. Il resto viene da sè: cioè l'anarchismo deve farsi carico contestualmente del progetto socio-politico e della riorganizzazione delle scienze.

Paolo De Toni. Revisione testo 4 ottobre 2018


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