• Ecologia Sociale

Credere o no nel coronavirus? Quante epidemie in futuro? Quali lezioni? 100 anni di solitudine!


1. Credere o no nel Corona virus? Ignorare, sottovalutare, il Covid19 sarebbe, ontologicamente,  come dubitare che ci sia stata l'influenza spagnola nel 1918-20 ( Link ) o in generale dubitare che esistano la Sars, l'Aviaria o le influenze virali stagionali.

A questo link tutte le pandemie e quasi-pandemie del XX secolo

Il nuovo coronavirus è una di queste influenze che, però, a quanto pare, ha un indice di mortalità di un ordine di grandezza superiore alle influenze stagionali già conosciute. Comunque la maggior parte dei contagiati ne guarisce, molti casi sono asintomatici e, infine, questo virus in realtà non è una causa ma una con-causa di morte, per le persone anziane già debilitate.

Il problema principale è, come ci dicono, la sua grande capacità di contagio e quindi va ristretta la sua diffusione con misure di isolamento, anche poliziesche-militari, dei territori sede dei focolai principali, e di interdizione delle normali attività sociali e politiche.

Stabilito questo, il cosidetto "uomo della strada" cosa deve pensare? Non può certo basarsi su una sua scienza "fai da te" o su fakenews e teorie complottiste acquisite sul web. Deve necessariamente ascoltare i virologi, gli infettivologi, eccetera ... certo per poi scoprire, in realtà, che non tutti dicono la stessa cosa, ma anche che nessuno nega l'esistenza di questo virus, che peraltro è stato, per la prima volta, isolato da ricercatori precari, allo Spallanzani di Roma, estratto dai due pazienti cinesi provenienti da Wuhan; questo è un fatto e non una opinione. Poi, è emerso che a Codogno i ricercatori (precari) del Sacco di Milano hanno isolato un virus autoctono, però non si capisce ancora cosa questo significhi; cioè se si tratta solo di una modifica del virus orginario di Wuhan o addirittura, come si sente dire, recentissimamente, di un virus sviluppatosi in loco e ciò, sempre con riferimento al passaggio dal mondo animale (forse da allevamenti intensivi di animali) alla specie umana. In ogni caso lo studio in corso, della filogenesi del virus dovrebbe chiarire ogni volo di fantasia.

2. Quante epidemie in futuro? Certo, se uno vuole sentire altre versioni, allora va sui video di Diego Fusaro, segue le dichirazioni di Vittorio Sgarbi, si connette al blogger Byoblu di Claudio Messora o a Pandora TV di Giulietto Chiesa, (Link ) e magari si convince che non si tratta di passaggio (nella fattispecie cinese) dai pipistrelli all'uomo, ma che siamo di fronte ad un virus prodotto in laboratorio, sfuggito, o fatto circolare appositamente per una qualche forma di guerra biologica moderna. Resta però il dubbio, in quest'ultimo caso, che si tratterebbe di un autogoal per il capitalismo globale considerato il crollo delle borse e i vari blocchi della produzione che prefigurano una fase di recessione economica.

Per ora, paradossalmente e straordinariamente, ne sta beneficiando l'ambiente in quanto (soprattutto in Cina) sono crollate le emissioni di gas serra e l'inquinamento in generale (Link).

Bisogna dire che anche prima di ascoltare le interviste all'infettivologo Massimo Galli (Link) era comunque legittimamente ipotizzabile che la presenza del virus in Italia fosse antecedente all'emergenza sancita con la chiusura dei voli dalla Cina. Non è questo il punto cruciale, anche se esso ha una rilevanza politica contingente nella ricerca del "paziente zero" per tracciare l'origine e la causa del focolaio principale a Codogno e almeno zittire le  squallide, penose e pericolose strumentalizzazioni di Salvini, principale causa del panico che si è sviluppato in Italia.

Da un punto di vista più generale in realtà la cosa più banale, che però fa una certa presa,  è sollevare il sospetto (soprattutto di marca complottista rosso-bruna) della cosidetta "guerra ibrida" nella quale sarebbe del tutto ovvio l'utilizzo delle armi batteriologiche, virali, addirittura etno-virali (??). Questo sospetto, in linea di principio, può anche essere tenuto in considerazione, ma lo scenario veramente preoccupante è dato dalle conseguenze bio-statistiche nell'interfaccia fra una società profondamente alterata con una natura anch'essa profondamente alterata, soprattutto a causa della distruzione della biodiversità, dei mutamenti climatici, dell'aumento della temperatura globale e della progressiva arificializzazione e antropizzazione della biosfera.

3. Quali lezioni? Questa epidemia del nuovo coronavirus dimostra la necessità di approfondire:

- il sistema di cause, effetti, azioni e retroazioni che avvengono fra l'attuale società e la natura;

- la dinamica molto complessa e pericolosa, che lega i mutamenti climatici alla risposta dell'ecosistema e di tutte le altra forme viventi compresi virus e batteri, che determina una sempre più frequente diffusione di malattie infettive ( Link ). Tutto questo produrrà infezioni batteriche, virali e da parassiti, sempre più frequenti; non c'è più un inverno freddo e quindi le zanzare non muoiono, le cimici non muoiono, etc. etc.... tutti gli allevamenti intensivi sono luoghi di incubazione...

- il ruolo dell'economia globalizzata;

- il fatto che tutti si sentono autorizzati ad andare dappertutto in giro per il mondo (ovviamente in aereo ma anche con le navi da crociera) garantendo così la trasmissione in tempo reale su scala globale di ogni malattia infettiva;

Quindi considerati tutti questi fattori di moltiplicazione dei rischi sarebbe quasi meglio che avessero ragione i complottisti così almeno il nemico risulterebbe determinato e con una qualche possibilità di riuscire a sconfiggerlo.

4. Cento anni di solitudine. Invece se l'eredità che ci lasciano il capitalismo e, più in generale, il sistema di dominio dell'uomo sulla natura è questa situazione potenzialmente pandemica che abbiamo di fronte, allora anche una rivoluzione politica vittoriosa sarà comunque compromessa perchè già risulta compromessa la biosfera e quindi almeno nei tempi medi ( nell'ordine di non meno di 100 anni) la ricostruzione di una società sostenibile e sana dovrà sobbarcarsi anche questo tipo di problemi.

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