• Ecologia Sociale

La sostenibilità: principio guida, esterno alla scienza, per uscire dal labirinto.

Aggiornato il: 14 ott 2018

Vediamo di definire il ruolo che assume il concetto di sostenibilità in questo lavoro. Il problema della sostenibilità, ci serve da stimolo e da riferimento per strutturare, riorganizzare, perfezionare e didattizzare le scienze. La scienza della sostenibilità ha inevitabilmente il duplice significato di cercare di impedire la distruzione della biosfera da parte della specie umana (e l’autodistruzione della specie stessa) e, parallelamente, di realizzare una rifondazione epistemologica ed integrata delle scienze naturali. Il primo obiettivo non si può raggiungere se non si realizza, almeno per gradi, il secondo. Abbiamo visto che, anche dal punto di vista della costruzione della scienza dell’ecosistema, si è fatta strada l’idea che è necessaria una rivisitazione critica dei fondamenti e della Storia della Scienza. L’esigenza più immediata è la riproposizione della priorità “ideologica” del presupposto costitutivo originario delle scienze naturali che è quello di vedere la scienza formata contemporaneamente come studio analitico e sperimentale del mondo reale da un lato e come “filosofia della natura” dall’altro. Si scopre che riguardare la scienza dal punto di vista della sostenibilità comporta in un certo senso un ritorno alle origini.

Secondo Luigi Sertorio, dobbiamo ripartire da Galileo e riunificare le due architetture della natura, che Galileo aveva separato, dando anche se involontariamente, l’avvio al riduzionismo! Certo, però nessuno ci costringe a farla questa riunificazione, non pare si tratti di un’esigenza scientifica, si tratta piuttosto di principio morale e politico. Ci siamo accorti (in pochi) che le cose stanno andando male e che è necessario cambiare e per farlo occorre una scienza adatta a quello scopo. Il punto è come velocizzare questo processo di cambiamento. Torniamo quindi all’interno della scienza. Il viaggio completo ovviamente è impossibile, ma è comunque istruttivo pensare di organizzarlo come se dovesse essere fatto.

La seguente categorizzazione qui proposta è funzionale all’organizzazione pratica della letteratura scientifica disponibile, cioè principalmente libri, ma anche papers, lecture notes, tesi, presentations, videos ed altro. Ho adottato venti codici di classificazione che qui di seguito vengono elencati in sette gruppi omogenei:

Gruppo A

1. COS: Cosmology, Astronomy, Astrophysics

2. AB: Astrobiology

3. ECOLOGY: Ecology

4. CS: Complex Systems Questo primo gruppo possiamo chiamarlo “gruppo evolutivo”, chiaramente considera il tempo e l’irreversibilità come concetti essenziali e senz’altro in modo non conforme alla scienza riduzionista. Esso peraltro permette, per la didattica, anche un approccio essenzialmente descrittivo, non matematico, e quindi può essere accessibile a tutti.

Gruppo B

5. MATH: Mathematics Ho scelto di mettere la matematica come gruppo a se per evidenziare il fatto che essa costituisce un problema molto serio. Entreremo nel merito dei rapporti fra matematica, fisica e conoscenza della natura e del modo in cui possa e debba essere graduato l’insegnamento/ apprendimento delle matematiche, in generale. Mostreremo l'evoluzione della matematica nelle scienze della vita, nei sistemi naturali, sulla questione del clima e dell'energia,  etc

Gruppo C

6. PHY: Physics

7. CH: Chemistry, Chemical-physics

8. BIO: Biology, Bio-chemistry, Bio-physics

Questo è il “gruppo classico”, basilare nella attuale educazione scientifica, che viene in questa nuova classificazione, messo dopo le scienze evolutive del Gruppo A. Il Gruppo C, ovviamente, dà origine ad almeno altre tre discipline ibride: Chimica- Fisica, Bio-Fisica e Bio-Chimica che sono i ponti per raggiungere l’approccio integrato fisico-chimico-biologico, per lo studio analitico dell’ecosistema.

Gruppo D

9. TD: Thermodynamics 10. EN: Energy 11. EX: Exergy 12. ENVIRO: Environmental Physics, Environmental Sciences

Questo si potrebbe definire il “gruppo misto”, cioè scientifico-antropomorfo, perché non è esente dalla inclusione dell’uomo e dei suoi artefatti, nella descrizione fenomenologica. Qui si è scelto di evidenziare Exergy piuttosto che Entropy, per indicare da subito l’impostazione che si darà al problema della Termodinamica.

Gruppo E

13. HPS: History and Philosophy of Science

14. IS: Integrated Science 15. DID: Didactics

Questo è il “gruppo critico” che dovrebbe compiere la supervisione sulle scienze, durante lo sviluppo della loro operatività, nella didattica, nella divulgazione e nella comunicazione scientifica.

Gruppo F

16. TECH: Technology, Nano-Technology 17. ECONOMY: Economy, Ecological Economy, Exergoeconomy; Termoeconomy 18. PAS: Policy Action for Sustainability

Questo è a tutti gli effetti, un “gruppo antropomorfo” perché riguarda principalmente ciò che la specie umana fa e/o dovrebbe fare. Va però segnalato subito il fatto che le nanotecnologie si presentano anche come scienze fortemente interdisciplinari

Gruppo G

19. EP: Ecophysics

20. SUS: Sustainability Questo gruppo riassume la fase finale del progetto e si potrebbe chiamare, “gruppo propositivo”. Entriamo un po’ nel dettagli di questa fase finale.

  1. L’Eco-fisica può quindi legittimamente rappresentare l’aspetto squisitamente teorico di questa sintesi scientifica. Il prodotto finale cioè deve essere il risultato dell’attraversamento di queste discipline e delle loro molte possibili ibridazioni, delle quali alcune, a titolo esemplificativo, sono già state indicate. L’eco-fisica non va intesa solo in senso specifico, cioè come lo studio, pur importantissimo, dell’ecologia attraverso le leggi della fisica, ma come una vera e propria ri-costruzione razionale della scienza in generale anche attraverso la risoluzione dei suoi problemi fondazionali. Va detto che anche in quest’operazione sta sullo sfondo l’elemento guida esterno, ma esso gioca un ruolo talmente utile che dispiacerebbe rinunciarci. L’eco-fisica però dovrebbe essere costituita solo da elementi interni alle scienze naturali, senza qualcosa di antropomorfo.

  2. La Scienza della Sostenibilità rappresenta invece l’assetto finale, cioè peraltro la sintesi, tanto agognata, fra le “due culture”, cioè fra le scienze naturali e quelle umane. Con l’immissione esplicita degli elementi antropomorfi, tecnologia, economia, e politica, si viene a definire il contesto tematico più ampio possibile che deve indicare all’umanità intera come si deve vivere sul Pianeta Terra. Si tratta ovviamente di proposte da sottoporre ad una discussione molto ampia.

Paolo De Toni 2018



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