• Ecologia Sociale

Documento politico-scientifico sul coronavirus

Aggiornato il: apr 8


a cura del “Digital Social Ecology Group” www.ecologiasociale.info

Per una epidemiologia popolare, scientifica, autogestita.

L’assunto di base è la necessità di una sintesi fra pensiero politico e pensiero scientifico.

Cercando di fare una selezione dello tsunami dell’informazione, della disinformazione delle news e delle fakenews, che ci ha investiti, sul problema del Coronavirus, siamo giunti a queste determinazioni: * il Virus SARS-CoV-2 è di provenienza naturale e non un prodotto di laboratorio, quindi si escludono le posizioni complottiste che qui vengono considerate prive di credibilità; * la diffusione del virus è, come riconosce anche Noam Chomsky, vera pandemia, che anzi è stata dichiarata fin troppo tardi dall’OMS, ente che ha molte altre responsabilità sulla situazione che si è generata;

* la logica del Potere va decodificata anche sul piano operativo, molte valutazioni estremamente negative possono essere fatte in merito alle strategie e azioni messe (o non messe) in atto dai vari Governi e/o Regimi di ogni colore politico, per combattere il virus; * ci sono molte questioni aperte, tutti i ragionamenti su:

  • risposta preventiva e misure di contenimento,

  • ciò che è inevitabile e ciò che può essere evitato,

  • avvio e conduzione di una “fase due”,

  • sradicamento o convivenza con il virus,

  • possibilità di raggiungere l' “immunità di gruppo”,

sono subordinati ad una conoscenza appropriata del comportamento e delle eventuali mutazioni del virus e si rileva che sono state espresse idea contrastanti in merito a questi problemi anche da scienziati attendibili ed estranei al logica del potere e questo non ci rende certo il cammino più facile. Sul piano sociale e politico si fanno alcune valutazioni di carattere generale.

  • Si respinge la tendenza sempre più marcata nell’evoluzione istituzionale verso regimi di bio-polizia.

  • Si respinge la retorica del ritorno alla normalità non solo perché questa prospettiva è “tecnicamente” impossibile ma anche perché si ritiene che sia stata proprio la normalità del capitalismo e del neo- liberismo che ha devastato la sanità pubblica, dell’assalto al mondo naturale sia di natura capitalista che di natura antropologica (vedasi wetmarket di Wuhan), della globalizzazione, sia delle merci che delle persone, ad aver favorito lo spillover (il salto di specie), la diffusione del virus, l’indice di mortalità della pandemia ed in particolare le sofferenze sugli strati sociali più fragili ed indifesi.

  • Si riconosce l’esistenza di un negazionismo di destra (vedasi ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo) ma anche di un negazionismo di sinistra vedasi il filosofo Francesco Benozzo, che appunto negano da ideologie opposte, che si tratti di una situazione pandemica e che, viceversa, siamo di fronte ad una truffa e/o un inganno.

Abbiamo parlato di epidemiologia autogestita, allora vediamo quali sono gli scopi dell'epidemiologia:

  • determinare l'origine di una malattia la cui causa è sconosciuta,

  • studiare e controllare una malattia la cui causa è sconosciuta o poco nota,

  • acquisire informazioni sull'ecologia e sulla storia naturale della malattia,

  • programmare ed attivare piani di controllo e di monitoraggio della malattia,

  • valutare gli effetti economici di una malattia ed analizzare i costi e benefici economici. Per raggiungere i suoi scopi l'epidemiologia si serve della statistica, basata a sua volta sulla matematica e della demografia.

Pare evidente che si tratta di una scienza interdisciplinare ma che è inevitabilmente fondata su assunti ideologici, che possono essere fra loro diametralmente opposti, che possono portare ad uno Stato di bio-polizia oppure alla conoscenza e consapevolezza individuale e collettiva dei problemi.

In termini epidemiologici il nodo fondamentale da sciogliere è quello che emerge dalla diversità di impostazione fra il Dottor Ernesto Burgio (Radio Onda Rossa 21 marzo) e il virologo Gianfranco Pancino (Euronomade 30 marzo).

DOMANDA Vorrei capire meglio il principio di acquisizione di immunità quando non si prende la malattia: Burgio dice che non bisogna esagerare con le protezioni (p. es disinfettare lavare vestiti, lasciare le scarpe all’esterno etc.) e non stare troppo chiusi in casa perché dobbiamo formare degli anticorpi assumendo piccole dosi di virus. Ma quando il virus attacca le nostre cellule non si moltiplica rapidamente? RISPOSTA (Pancino) “Premesso che l’intervista di Burgio è uno de rari documenti seri apparsi in mezzo a una valanga di approssimazioni e di false notizie, non so bene a cosa si riferisse Burgio in quel passaggio. Probabilmente al fatto che una persona che viene in contatto con una quantità di virus insufficiente a iniziare un’infezione o a dei prodotti virali residui di un virus ormai inattivato (per esempio dopo essere rimasto molto tempo su una superficie) può sviluppare una risposta immunitaria contro dei componenti virali e quindi avere una reazione rapida di rappello se venisse a contato in seguito con il virus. Comunque il virus è molto contagioso, e può essere pericoloso. Riprendendo la metafora di Burgio sull’isolamento, io preferirei starmene in montagna in attesa che l’epidemia decresca e le terapie antivirali vengano implementate.”

Quindi prioritariamente va affrontato il problema sanitario, senza una comprensione del quale è impossibile definire una strategia autonoma di azione e di conseguenza ci releghiamo in una posizione subalterna alle istituzioni. Per questo in primo luogo bisogna sgomberare il campo dal complottismo e anche da un tipo di pseudo protesta borghese-reazionaria alla Sgarbi-Porro-Fusaro-Byoblu-Pappalardo e quant’altro, un ribellismo di destra, potremmo dire neo-dannunziano, nel quale molti rischiano di cadere se non irrobustiscono le proprie capacità cognitive e di analisi politica. Va respinta anche la “politica dello struzzo” cioè far finta che il problema in realtà non ci tocchi e che possiamo mantenere le forme di pensiero già assunte in passato e disinteressarci di dati, statistiche, curve, mascherine, farmaci, terapie, vaccini, tamponi, sieri, ...


Ambiti in cui focalizzare analisi e ipotesi di Epidemiologica Autogestita Fabbriche. La contraddizione più eclatante dell’impostazione istituzionale che abbiamo di fronte in Italia, che riflette la subordinazione alla logica del capitale, è il contrasto fra, la stretta repressiva per l’agibilità sociale e politica di individui e gruppi da un lato, e la pretesa del capitale di ridurre al minimo la chiusura delle fabbriche e dei luoghi produttivi, trasformando così i lavoratori in carne da macello con elevatissime probabilità di contagio del virus, dall’altro. Questo, infatti è quello che è avvenuto nel bresciano e nel bergamasco e che ri-diventerà la regola a breve. Su questo fronte sembrava avere senso pretendere non solo la misura della temperatura con i termoscanner, in ingresso ed uscita dalla fabbriche, ma il tamponamento e le analisi anticorpale a tutte le lavoratrici e i lavoratori, prima della ripresa del lavoro. Territorio. Il Friuli è composto prevalentemente da piccoli e medi Paesi il che permette di avere una conoscenza anche diretta della situazione dei contagi e quindi di immaginare possibilità reali di superamento delle restrizioni almeno in ambito Comunale. Recentemente la Protezione Civile del FVG ha pubblicato un sito interattivo con i dati Comune per Comune (in verità i dati e le definizioni non sono di immediata comprensione) ma questo comunque ci permette di avere a disposizione una base dati per fare dei ragionamenti di tipo statistico, demografico e sociologico. Come è oramai noto i principali focolai si sono avuti nelle Case di Riposo e in alcune fabbriche, anche se lo start alla diffusione del virus in FVG si è avuto da due linee di contagio, una goriziana (conseguenza di una visita a un parente in ospedale a Treviso) e una udinese (conseguenza di un convegno internazionale all’Università il 20 febbraio). Il primo caso conclamato in FVG risale al 29 febbraio. Carceri e CPR. Pretendere misure di forte alleggerimento della popolazione carceraria e la chiusura immediata dei CPR, quello di Gradisca d’Isonzo in primis Scuola e cultura. Il problema non è soltanto come rendere praticabile a tutti lo smart working e l’utilizzo sempre più efficace degli strumenti digitali, ma si tratta anche di affrontare nuovi problemi (per esempio quello climatico ed ecologico senso lato) e sopratutto negli ultimi anni delle scuole superiori, di vedere se gli insegnanti abbiano capito che questa è l’occasione per insegnare qualcosa agli studenti sui modelli matematici delle infezioni, il modello SIR o SEIR, le curve logistiche, l’analisi statistica dei dati. Fra l’altro l’importanza delle curve logistiche è fondamentale anche per la comprensione dei problemi della sostenibilità (vedasi Luigi Sertorio). Qui di seguito le curve logistiche di Sertorio adattate all’interpretazione della diffusione di un virus.


E’ noto che nell’andamento reale della diffusione del virus in Italia (si tenga conto che la situazione è molto eterogenea fra il nord e il sud e fra le varie Regioni) il punto di massimo si è trasformato in un “altopiano” cioè dal punto di vista matematico, per quanto riguarda i “casi totali” siamo passati da un esponenziale ad una cubica, poi a una parabola e poi a una retta cioè ad una crescita costante e solo ora (dal 6 aprile), ad una fase di calo effettivo, anche se molto lento, dei casi positivi giornalieri rilevati. Questo deriva dal fatto che il lockdown è stato tardivo, contraddittorio e non completo, come invece hanno fatto i cinesi a Wuhan. Poi il fatto che gli asintomatici siano un ordine di grandezza superiore ai casi rilevati non inficia molto le curve che si possono tracciare con i dati, veramente molto grezzi e ballerini a disposizione, ma comunque in grado di rappresentare a grandi linee il fenomeno. Qui un istogramma molto semplice sui casi giornalieri del FVG ma che permette, per semplici ragioni di simmetria, di prevedere un azzeramento dei casi fra il 10 e il 25 aprile.

Attività politica. Bisognerà trovare delle strategie e delle tattiche per poter riprendere una qualche attività pubblica, inizialmente imporre almeno il diritto di riunione (visto che hanno fatto induzione anche in luoghi privati); intanto si va avanti con videoconferenze così prendiamo confidenza con nuovi strumenti di comunicazione collettiva, imparando anche a selezionare le piattaforme per esempio escludere zoom, google e microsoft; la scelta ora si indirizzata verso jitsi, per esempio si può accedere alla variante che ha i server in svizzera (https://www.infomaniak.com/it/meet/ ) oppure si potrebbe anche fare un server autonomo.

Ecco cos’è lo Stato di Bio-Polizia

"In confronto all’Europa, quali vantaggi offre il modello asiatico in termini di efficienza per combattere la pandemia? Gli stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong e Singapore hanno una mentalità autoritaria, che deriva dalla loro tradizione culturale (confucianesimo). Le persone sono meno riluttanti e più obbedienti che in Europa. Confidano di più nello Stato. E in Corea o in Giappone, così come in Cina, la vita quotidiana è organizzata in maniera molto più rigida che in Europa. Ma soprattutto, per affrontare il virus gli asiatici hanno scommesso fortemente sulla vigilanza digitale. Sospettano che nei big data potrebbe nascondersi un enorme potenziale per difendersi dalla pandemia. Potremmo dire che in Asia le epidemie non vengono combattute solo dai virologi e dagli epidemiologi, ma anche e soprattutto dagli informatici e dagli specialisti in macro dati. Un cambio di paradigma del quale l’Europa ancora non si è accorta. Gli apologeti della vigilanza digitale proclamerebbero che i big data salvano vite umane. Le posizioni critiche di fronte al tema della vigilanza digitale in Asia sono praticamente inesistenti. Si parla appena di protezione dei dati personali, perfino negli stati più liberali come Giappone e Corea. Nessuno si arrabbia per la frenesia delle autorità nel raccogliere dati. Nel frattempo, la Cina ha introdotto un sistema di “credito sociale” che permette una valutazione completa dei cittadini inimmaginabile per gli europei. Ad ogni cittadino viene dato un punteggio in base alla propria condotta sociale. In Cina non esiste nessun momento della vita quotidiana che non sia soggetto a osservazione. Si controlla ogni clic, ogni acquisto, ogni contatto, ogni attività nelle reti sociali. A chi attraversa con il semaforo rosso, interagisce con individui critici nei confronti del regime o scrive commenti critici nelle reti sociali vengono sottratti punti. Per questi individui, la vita può arrivare ad essere molto pericolosa. Al contrario, a chi compra mediante internet alimenti salutari o legge quotidiani affini al regime, vengono dati punti. Colui il quale raggiunge un sufficiente numero di punti ottiene un visto di viaggio o crediti a tassi agevolati. Chi invece si trova al di sotto di una certa soglia di punteggio potrebbe perdere il posto di lavoro. In Cina questa vigilanza sociale è possibile perché esiste un illimitato scambio di dati tra i fornitori di servizi internet e di telefonia mobile, e le autorità.


La protezione dei dati praticamente non esiste. Nel vocabolario dei cinesi non compare il termine “sfera privata”. In Cina esistono 200 milioni di videocamere di vigilanza, molte delle quali utilizzano una efficiente tecnica di riconoscimento facciale. Sono in grado di identificare persino i nei del volto. È impossibile sottrarsi a queste videocamere. Dotate di intelligenza artificiale, possono osservare e valutare il comportamento di tutti i cittadini nello spazio pubblico, nei negozi, nelle strade, nelle stazioni e negli aeroporti. Tutta questa struttura per la vigilanza digitale è risultata essere, in questo momento, estremamente efficace per il contenimento dell’epidemia. Quando qualcuno esce dalla stazione di Pechino viene automaticamente catturato da una telecamera che misura la sua temperatura corporea. Se la temperatura è preoccupante, tutte le persone che erano sedute nello stesso vagone ricevono una notifica sul proprio cellulare. Non sorprende che il sistema sappia chi era seduto dove, nel treno. Le reti sociali raccontano che si stanno utilizzando anche droni per controllare le quarantene. Se qualcuno interrompe clandestinamente la quarantena, un drone si dirige volando verso di lui e gli ordina di rientrare a casa. Forse addirittura gli fa una multa e gliela lascia cadere al suolo, chi lo sa. Una situazione che per gli europei potrebbe tranquillamente definirsi distopica, ma alla quale a quanto pare non viene opposta alcuna resistenza in Cina. Né in Cina né in altri stati asiatici come Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan o Giappone esiste una coscienza critica di fronte alla vigilanza digitale o ai big data. La digitalizzazione li ubriaca direttamente. Questo ha a che vedere anche con un motivo culturale: in Asia prevale il collettivismo. Non esiste un individualismo accentuato. Individualismo ed egoismo non sono la stessa cosa; ovviamente anche l’egoismo è molto diffuso in Asia. A quanto pare i big data risultano essere più efficaci per combattere il virus dell’assurda chiusura delle frontiere che in questo momento si sta effettuando in Europa. Tuttavia, a causa della protezione dei dati in Europa risulta impossibile una lotta digitale al virus comparabile a quella asiatica. Gli operatori di telefonia mobile e di servizi internet cinesi condividono i dati sensibili dei propri clienti con i servizi di sicurezza e i ministeri della Sanità. Lo Stato pertanto sa dove sono, chi incontro, cosa faccio, cosa cerco, cosa penso, cosa mangio, cosa compro, dove sto andando. È possibile che in futuro lo Stato arrivi a controllare la mia temperatura corporea, il livello di zucchero nel sangue, e molto altro. Una biopolitica digitale che affianca la psicopolitica digitale che controlla attivamente le le persone. " il testo integrale qui https://www.globalproject.info/it/mondi/lemergenza-virale-e-il-mondo-di-domani/22678

Links Innanzitutto, quando si parla di epidemiologia, il pensiero va a Giulio Maccacaro (1924-1977) , scienziato, partigiano e militante politico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Alfredo_Maccacaro

Noam Chomsky http://znetitaly.altervista.org/art/28932 Scienziati seri Ernesto Burgio

http://www.ondarossa.info/redazionali/2020/03/coronavirus-origini-effetti-e

Gianfranco Pancino http://www.euronomade.info/?p=13205 Qui la mappa della Regione, Comune x Comune della Protezione civile FVG https://covid19map.protezionecivile.fvg.it/ Negazionisti di destra (è il caso di ascoltarli per verificare se avete fatto pensieri simili anche voi) sono solo due esempi ma utili Antonio Pappalardo E' tutto un grande inganno

https://www.youtube.com/watch?v=zO5o--XnssE

Ing. Carlo Negri o il 14 aprile o mai più https://www.youtube.com/watch?v=wvhfLJHjQKY

Negazionisti di sinistra questo cita Chomsky ma è in contraddizione con le sue posizioni Francesco Benozzo Finta pandemia

https://librieparole.it/zibaldone/1569/francesco-benozzo-intervista-pandemia-covid-19/

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